College Universitario Sant’Efisio

C’è un bene che scarseggia nella vita di oggi. È il tempo. Non abbiamo tempo. Mai. Sommersi dagli impegni, dal lavoro, dallo studio, persino dal “dovere” di divertirci, la vita quotidiana ci assorbe, lasciando poco spazio per fermarci a pensare alle cose che contano davvero.

Ecco perché nel cammino di formazione proposto dal College Sant’Efisio da quest’anno sono previste alcune giornate di ritiro. Momenti in cui si stacca dal frastuono della vita quotidiana e si prova a fissare lo sguardo su qualcosa di essenziale che altrimenti rischierebbe di essere trascurato.

Il primo di questi appuntamenti si è svolto domenica 13 dicembre a Solanas presso la casa “La Scogliera”, e ha visto la partecipazione di circa 30 ragazzi. L’obiettivo era quello di stare insieme in un modo diverso dal solito e provare a dire qualcosa che ci aiutasse a capire meglio cosa c’entra la fede con la nostra vita e con i problemi, le gioie, le attese di cui è fatta.

Appena arrivati a Solanas, di fronte allo spettacolo mozzafiato del mare in una splendida giornata di sole, consumiamo una frugale merenda a base di zeppole (ci sta, dai!) ed entriamo in salone per la prima meditazione, tenuta da don Diego. Le parole sono di impatto e, senza troppi giri di parole, portano la sfida ad un livello radicale: cosa attendiamo veramente dalla vita? su cosa decidiamo di giocare le nostre speranze e le nostre attese? Gesù Cristo, quell’uomo vissuto due millenni fa, che i cristiani pensano sia vivo e presente ancora oggi, ha qualcosa da dire alla mia vita, alla mia sete di felicità? Dopo la meditazione si lascia un po’ di tempo per la riflessione personale e poi si celebra la messa.

Dopo il pranzo cominciano i giochi in spiaggia. È un momento che fa parte integrante del ritiro, perché giocare insieme e divertirsi in un modo diverso dal solito ci fa accorgere maggiormente dell’altro che abbiamo affianco e mette nel cuore una gioia che può essere una piccola profezia di quella comunione profonda per cui il nostro cuore e fatto.

Il pomeriggio prosegue con le testimonianze di don Davide e di don Emanuele, che hanno provato a raccontare cosa ha significato per noi l’incontro con il Signore e come questo incontro ha cambiato in profondità le nostre vite. La giornata termina con una condivisione in cui ciascun partecipante dice una parola – proprio una sola – con cui riassumerebbe questa giornata. Attesa, fiducia, speranza, desiderio, serenità, esperienza e tanto altro. La mia parola l’ho pensata una volta tornato a casa, ed è gratitudine.